Eccesso di prescrizione per le statine: per molti sono da sconsigliare
(da DottNet e Ansa.it) Le statine potrebbero essere troppo prescritte, anche a soggetti che in realtà per il proprio profilo di rischio cardiovascolare ne traggono pochi benefici rispetto ai rischi legati ai possibili effetti avversi della terapia. Lo rivela uno studio pubblicato sugli 'Annals of Internal Medicine' sulla base di calcoli eseguiti da un software che ha esaminato rischi e benefici della terapia su differenti gruppi di individui. Condotto da ricercatori dell'università di Zurigo, è emerso che per individui con un rischio cardiovascolare a 10 anni di 7,5-10% (cui attualmente i farmaci sono raccomandati) in realtà sono più i rischi legati ad effetti avversi (come miopatie, disfunzioni epatiche e diabete) che i benefici in termini di riduzione del rischio. Le statine sono tra i farmaci più prescritti al mondo; sono molto usate nella prevenzione primaria di eventi cardiovascolari, ovvero su soggetti a rischio che non hanno mai avuto un infarto o altri eventi. Secondo le attuali linee guida è eleggibile a questo tipo di terapia il 30% degli 'over 40'. Ma alla luce di questo studio per molti di loro la terapia sarebbe in realtà da sconsigliare. Infatti i ricercatori di Zurigo hanno calcolato che considerando il rapporto rischi/benefici nell'assunzione di questi farmaci, i benefici superano il pericolo di eventi avversi a partire da una soglia di rischio cardiovascolare del 21% a 10 anni (per individui di 70-75 anni). Sulla base di questo studio le statine sono sconsigliate per milioni di persone attualmente eleggibili per la terapia in base alle linee guida correnti.
Spesa sanitaria. Eurostat certifica gap negativo tra Italia e i maggiori partner UE
Spendiamo il 68% in meno della Germania, il 47% in meno della Francia e il 19% in meno del Regno Unito. I dati sono riportati a parità di potere d'acquisto e calcolati a livello pro capite, comprendendo sia la spesa sanitaria pubblica che quella privata. Il gap persiste anche se si prende in esame l'incidenza della spesa sul Pil che ci vede solo al 12° posto nella UE a 28 Paesi. Leggi l'articolo completo al LINK
http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=68636&fr=n

La mancata aderenza terapia costa 11 mld all’anno

Clima: abbiamo solo due generazioni per salvare il pianeta”
(da Quotidiano Sanità) Due generazioni, ovvero 20 anni, per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell'uomo e dei territori". A lanciare l'allarme è il presidente dell'Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi: “È questo il tempo che ci rimane per mettere in atto misure concrete. Fra 20 anni potrebbe già essere troppo tardi. Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l'anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro se non si agisce subito”. E per questa ragione l’Istituto superiore di Sanità ha organizzato a Roma, dal 3 al 5 dicembre, il primo Simposio Internazionale Health and Climate Change cui prenderanno parte oltre 500 ricercatori provenienti da più di 30 Paesi. Obiettivo dell’evento sarà quello di stilare un documento basato sulle evidenze scientifiche con le raccomandazioni e le azioni necessarie per contrastare e contenere i rischi sulla salute prodotti dai cambiamenti climatici. Nascerà così la Carta Internazionale di Roma su salute e cambiamenti climatici, frutto di questa riflessione corale, nasce come strumento d’indirizzo capace di fornire raccomandazioni e suggerire azioni utili innanzitutto ai decisori politici ma è anche uno strumento per far crescere la consapevolezza su queste tematiche cercando di porle al centro di tutte le agende. “Questa è una giornata molto importante perché per la prima volta la comunità scientifica, che ormai da tempo concorda nel ritenere tra i problemi sanitari più rilevanti gli effetti del clima sulla salute, si riunisce per indicare le azioni prioritarie che devono essere messe in atto sulla base delle evidenze scientifiche” prosegue Ricciardi che spiega come “si corre il serio rischio nel giorno in cui prende il via ufficiale in Polonia la Conferenza internazionale sul clima Cop24 - che i nostri nipoti non possano più stare all'aria aperta per gran parte dell'anno a causa dell'aumento delle temperature: il pericolo concreto è che le ondate di calore, che nel 2003 hanno fatto 70mila morti, possano passare da periodi limitati dell'anno a oltre 200 giorni l'anno in alcune parti del mondo”. “Il fatto, ha avvertito, è che «i danni sulla salute dai cambiamenti climatici sono visibili all'istante ma sono devastanti; si tratta, in un certo senso, di un Olocausto a fuoco lento”. Già attualmente, rileva Ricciardi, “l'Organizzazione mondiale della sanità parla di 7 milioni di morti legate ai cambiamenti climatici ed in Italia ben il 12% dei ricoveri pediatrici in ospedale sono connessi all'inquinamento”. Sui cambiamenti climatici, un problema che farà 250mila morti l'anno tra il 2030 e il 2050 secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, “ci sono molte dichiarazioni generiche nel nostro paese, ma non mi pare di vedere una cultura adeguata”. Dalla qualità dell'acqua, alle zoonosi fino alla salute dei bambini, spiega Ricciardi, in più di 20 sessioni, si parlerà di come il clima impatta nei diversi ambiti della vita quotidiana e collettiva. “Il mondo scientifico è compatto nel sostenere che gli effetti sulla salute diretti ed indiretti attesi nel futuro saranno tra i più rilevanti problemi sanitari da affrontare nei prossimi decenni - afferma il presidente dell'Iss -. Quello che avrà luogo in Istituto, quindi, non è un semplice convegno, ma è piuttosto un impegno, perché la certezza che oggi abbiamo conseguito sul fatto che il degrado ambientale e i fattori climatici siano correlati all'aumento dei rischi per la salute, diventi per noi assunzione di responsabilità a creare una rete globale per vigilare sugli scenari futuri e promuovere una prevenzione che parta da ognuno di noi trasformandosi in uno sforzo corale. Ogni paese deve fare la sua parte”. E anche l'Istituto, sottolinea il presidente, farà la sua parte ospitando un convegno all'insegna della sostenibilità: “bbiamo cercato di fare in modo che questo, a cominciare dalla modalità di organizzazione e di svolgimento del convegno, sia un `evento green´ partendo dall'interesse a usare meno carta, a risparmiare energia, a produrre meno rifiuti. Abbiamo voluto un evento che fosse anche una manifestazione eco-sostenibile”.
Neonati prematuri: il latte d’asina riduce sensibilmente i casi di intolleranza
È quanto emerge da uno studio condotto dall’Ospedale S.Anna e dal Cnr-Ispa di Torino, pubblicato sulla rivista Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition. Enrico Bertino, direttore della Terapia Intensiva Neonatale dell’Università di Torino: “Lo studio clinico ha mostrato che gli episodi di intolleranza alimentare erano 2,5 volte inferiori nei soggetti che assumevano il prodotto a base di latte d’asina” Leggi l'articolo completo al LINK
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