Diritto di accesso ai dati concernenti persone decedute
(da Doctor33) In materia di diritto di accesso ai dati concernenti persone decedute deve farsi riferimento alle disposizioni dell'art. 9, n. 3, del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, c.d. codice per la tutela dei dati personali, ancorché venga in considerazione la richiesta di accesso a una cartella clinica. Trattandosi di dati relativi a un soggetto deceduto, non può trovare applicazione la disciplina specificamente prevista in materia dall'articolo 92 del medesimo codice, la quale consente l'accesso alle cartelle cliniche solo a persone diverse dall'interessato che possono far valere un diritto della personalità o altro diritto di pari rango. (Avv. Ennio Grassini- www.dirittosanitario.net)
Fumare aumenta il rischio di demenza
Questionario per gli operatori sanitari “Violenza sugli operatori sanitari e burnout”
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FNOMCeO sta da tempo sollecitando le Istituzioni competenti ad intervenire, con gli strumenti a disposizione e individuando nuove soluzioni, per arginare il drammatico fenomeno della violenza sugli operatori sanitari, medici e odontoiatri che si sta concretizzando in una vera e propria emergenza di sanità pubblica. L’intento è quello di rafforzare quel patto che tradizionalmente lega il paziente al proprio medico; professionista della salute a cui ci si affida, in uno scambio improntato alla fiducia reciproca e all’alleanza terapeutica. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha da tempo attivato un percorso di approfondimento interno del fenomeno proprio al fine di raccogliere tutti i dati possibili. A questo scopo è stato predisposto da parte del Gruppo di lavoro interno contro la violenza sugli operatori sanitari, che ringrazio per la disponibilità, un questionario rivolto agli iscritti di ogni singolo Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Il questionario, denominato “Violenza sugli operatori sanitari e burnout”, come illustrato nel Consiglio Nazionale del 6/7 luglio scorso dal Presidente di Palermo, Toti Amato, è assolutamente anonimo, dettagliato nella sua formulazione, proprio allo scopo di inquadrare quanto più possibile gli episodi di violenza e i contesti in cui questi si determinano, oltre che strutturato in modo da delineare la condizione personale, spesso a rischio burn out, in cui i professionisti medici e odontoiatri si trovano a esercitare. Il termine per la compilazione dei questionari è fissato al 31 ottobre p.v.Lo stato civile influenza l’incidenza e la prognosi delle malattie cardiovascolari
(da Cardiolink) Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Wong CW dell’università di Keele, UK. Dal momento che non è noto come la vita coniugale influenzi l'incidenza delle malattie cardiovascolari (CVD) e la loro prognosi, i ricercatori hanno voluto eseguire una revisione sistematica della letteratura per determinare in che modo lo stato civile modifichi l’incidenza e la prognosi della CVD. E’ stata eseguita una ricerca su MEDLINE e Embase senza restrizioni linguistiche per identificare gli studi che hanno valutato l'associazione tra stato civile e rischio di CVD. Sono stati utilizzati termini di ricerca relativi allo stato civile e CVD e gli studi dovevano essere prospettici in fase di progettazione. I risultati di interesse erano CVD, malattia coronarica (CHD) o incidenza di ictus e mortalità. L’analisi ha incluso 34 studi con oltre due milioni di partecipanti. Rispetto ai partecipanti sposati, essere non sposati (mai sposati, divorziati o vedovi) è stato associato a maggiori probabilità di CVD (OR 1,42, IC 95% da 1,00 a 2,01), CHD (O 1,16,95% CI 1,04-1,28), morte per CHD ( O 1,43,95% CI 1,28-1,60) e morte per ictus (O 1,55,95% da 1,16 a 2,08). Essere divorziati era associato a maggiori probabilità di CHD (P <0,001) sia per gli uomini che per le donne, mentre i vedovi avevano maggiori probabilità di sviluppare un ictus (P <0,001). Uomini e donne single con infarto miocardico avevano una mortalità aumentata (OR 1,42, IC 95% 1,14-1,76) rispetto ai partecipanti sposati.
( Wong CW - Heart. 2018 pii: heartjnl-2018-313005.)
Scotti (Omceo Napoli): su pubblicità diffamatoria servono regole
(da AdnKronos) «È fondamentale che il legislatore intervenga per regolamentare un settore ormai fuori controllo e porre freno a sgradevoli lotte di quartiere basate sulla logica del profitto». Così Silvestro Scotti, presidente dell'Ordine dei medici di Napoli, commenta la polemica scoppiata per la diffusione di alcuni manifesti pubblicitari che ritraggono camici bianchi in manette. L'immagine è accostata alla descrizione dell'attività svolta dallo studio in questione, vale a dire tutela legale dei diritti del malato. «Al di là di quelle che sarebbero considerazioni personali e di stile - dice Scotti - ritengo che simili manifesti non facciano altro che aumentare la tensione sociale tra medici e pazienti, creando artatamente un presupposto secondo il quale i primi vogliano mettere in atto chissà quali comportamenti fraudolenti e criminosi». Il presidente dell'Ordine dei medici di Napoli evidenzia come, invece, una percentuale enorme dei contenziosi ai danni dei medici finisca con un'assoluzione con formula piena e comporti solo un esborso di denaro che viene sottratto al Servizio sanitario nazionale. «Premesso che chiunque subisca un danno alla propria salute per un comportamento colpevole di un medico ha diritto di rivalersi nelle sedi più opportune, ove invece le azioni siano temerarie si rischia solo di aggiungere alla tragedia la beffa. Ogni euro - osserva Scotti - che un'azienda sanitaria pubblica o un medico, anche se poi assolto, deve spendere per la propria difesa è un euro che viene sottratto al fondo sanitario e all'investimento formativo e strumentale professionale individuale del medico da cui si ricava solo beneficio dei cittadini nel loro momento di bisogno assistenziale». «Oltretutto un modello siffatto, alla luce della carenza di medici nelle aree mediche a maggior rischio contenzioso anche per crisi vocazionale, prima ancora che una difesa della categoria - conclude Scotti - rappresenta una difesa dei cittadini e del loro diritto alla salute, a meno che questi ultimi non pensino domani di trovare assistenza sanitaria per paradosso nelle aule dei tribunali».